Minori e periferie: nelle grandi città un bambino su dieci vive in aree vulnerabili. Il rapporto di Save the Children

Nelle 14 principali città metropolitane italiane, circa 142 mila bambini e adolescenti — pari a 1 su 10 (10,3%) — crescono all'interno delle 158 "Aree di disagio socioeconomico urbano" (ADU) mappate dall'Istat. Un dato allarmante che fotografa una profonda frattura geografica ed educativa, dove il codice postale e il quartiere di nascita rischiano di ipotecare pesantemente il futuro dei più giovani.
È quanto emerge con drammatica chiarezza dal nuovo rapporto diffuso da Save the Children, intitolato "Le periferie dei bambini". L'indagine analizza l'impatto dei divari territoriali sulla crescita dei minori, portando alla luce dinamiche di esclusione che richiedono risposte urgenti e strutturali da parte delle istituzioni e delle reti di welfare di comunità.
Povertà ed educazione: i tassi di abbandono raddoppiano nelle aree fragili
Il legame tra fragilità economica del contesto urbano e insuccesso scolastico è uno dei nodi centrali del rapporto. All'interno delle aree di disagio mapped (ADU), ben il 42,3% delle famiglie vive in povertà relativa. Questa precarietà materiale si traduce direttamente in barriere all'istruzione e povertà educativa:
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Dispersione scolastica al doppio: Nelle periferie più vulnerabili, il tasso di abbandono scolastico o di ripetenza tra gli studenti delle scuole secondarie tocca il 15,4%, una cifra esattamente doppia rispetto alla media del resto dei comuni delle città metropolitane (ferma al 7,6%).
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Barriere materiali ed economiche: Molti ragazzi subiscono l'esclusione sin dall'inizio dell'anno scolastico: il 16,7% degli studenti dell'ultimo anno delle scuole medie non dispone del materiale didattico necessario, e il 17,3% è costretto a rinunciare alle gite scolastiche per motivi economici (contro il 7,6% delle zone non vulnerabili).
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Orientamento futuro ridimensionato: Il divario si riflette anche nelle aspettative di studio. Solo il 36,5% dei tredicenni che risiedono nelle zone fragili prevede di iscriversi al liceo, a fronte di ben il 66,9% dei coetanei che vivono in contesti socio-economici più favorevoli.
La forbice non si chiude con il percorso scolastico: la quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano (NEET) sale al 35,6% nelle aree svantaggiate, staccando nettamente la media degli altri quartieri.
Lo stigma sociale e il forte senso di appartenenza dei ragazzi
Un altro aspetto inedito e significativo rilevato da Save the Children riguarda la dimensione psicologica e relazionale dei minori. Quasi la metà dei ragazzi intervistati (49,1%) percepisce uno stigma sociale verso il proprio quartiere, dichiarando di ritenere che la propria zona di residenza sia giudicata negativamente dagli esterni. Nelle aree meno vulnerabili, questa percezione di giudizio negativo scende al 29,5%.
Tuttavia, a fronte di questo pregiudizio esterno, l'indagine svela una forte risorsa interna: chi frequenta la scuola in questi quartieri manifesta un solido senso di appartenenza. Ben il 78,4% dei ragazzi si dichiara felice della propria scuola e del proprio ambiente, dimostrando una grande voglia di riscatto e di partecipazione attiva.
Interpellati su come migliorare il proprio territorio, i giovani hanno espresso richieste concrete che interpellano direttamente chi gestisce i servizi locali: al primo posto figurano servizi di pulizia e raccolta dei rifiuti più efficienti (54,2%), seguiti dalla necessità di avere più spazi pubblici di aggregazione, sport e verde comune.
Ripensare il welfare urbano a partire dai bisogni dei più piccoli
I dati di Save the Children confermano che la vulnerabilità sociale non è un elemento astratto, ma si radica nei territori e si alimenta delle carenze infrastrutturali e di servizi.
Per contrastare la povertà educativa e l'isolamento delle periferie, diventa essenziale promuovere una nuova stagione di co-progettazione territoriale. Scuole, reti del terzo settore, aziende di servizi pubblici e istituzioni locali devono stringere patti di comunità per trasformare le aree più fragili in "hub" di opportunità, potenziando l'offerta educativa, i servizi di prossimità e la qualità degli spazi urbani vissuti dalle nuove generazioni.
Il comunicato e la documentazione completa dell'indagine sono consultabili sul sito ufficiale di Save the Children Italia.
Spazio Comune e il nuovo Patto UE: a Bologna un confronto sulle risposte locali per accoglienza, protezione e integrazione
Sarà dedicato al tema delle politiche europee per l’accoglienza e all’importanza delle reti territoriali il convegno “Spazio Comune e il nuovo Patto UE: costruire risposte locali per l'accoglienza, la protezione e l'integrazione”, in programma mercoledì 21 maggio alle ore 9 nella Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio, a Bologna.
L’iniziativa è promossa dal Comune di Bologna e da ASP Città di Bologna in collaborazione con UNHCR e rappresenta un momento di approfondimento e confronto sul nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, con particolare attenzione alle ricadute locali e al ruolo dei servizi territoriali nel garantire percorsi di accoglienza, tutela dei diritti e inclusione.
I lavori si apriranno alle 9.30 con i saluti istituzionali di Matilde Madrid, Assessora al Welfare, salute, fragilità, anziani, sicurezza urbana e Protezione civile del Comune di Bologna, e di Luca Rizzo Nervo, Delegato alle politiche su immigrazione e cooperazione internazionale presso la Presidenza della Regione Emilia-Romagna.
Sarà poi presentato lo stato di avanzamento del progetto Spazio Comune da parte del dott. Massimo Gnone di UNHCR. Seguirà un approfondimento dedicato alle Linee Guida sul nuovo Patto UE Migrazione e Asilo, curato dal Tavolo Sportelli Legali con gli interventi di Luigi Rol e Michela Bignami.
Tra i temi al centro della mattinata anche il diritto all’informazione e alla partecipazione delle comunità migranti, affrontato da Lucia Fresa, Responsabile dell’Unità Operativa Diritti, cooperazione e nuove cittadinanze del Comune di Bologna.
Dalle 11.30 alle 13.30 si terrà la tavola rotonda “Il nuovo Patto UE: costruire risposte locali per l'accoglienza, la protezione e l'integrazione”, moderata dalla giornalista Cristina Giudici.
Interverranno Luca Minniti, Presidente della sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini UE del Tribunale di Bologna, Agnese Palazzi di Unibo e Denise Venturi di UNHCR
L’incontro si propone come un’occasione di dialogo tra istituzioni, operatori, mondo accademico e realtà impegnate nei percorsi di accoglienza e inclusione, per condividere strumenti, pratiche e prospettive alla luce delle nuove politiche europee in materia migratoria.
Il futuro del lavoro di cura tra carenza di personale e innovazione: i dati dell'indagine presentata a Cesena
Si è tenuto lo scorso 14 maggio a Cesena il convegno dedicato al futuro e alle sfide cruciali del lavoro di cura, un momento di confronto strategico organizzato da ASP Cesena Valle Savio. L'incontro, che ha visto la partecipazione di esperti del settore ed esponenti istituzionali ha offerto un'importante occasione per fare il punto su un comparto che attraversa una profonda fase di transizione, stretto tra la crescente carenza di personale e la necessità di integrare nuove soluzioni tecnologiche.
Al centro del dibattito vi è stata la presentazione dell'indagine conoscitiva sul lavoro di cura e l'assistenza domiciliare, i cui dati integrali sono stati raccolti e resi disponibili nella relazione ufficiale dell'evento.
I principali risultati dell'indagine: i nodi emersi dal territorio
La relazione scientifica offre una fotografia nitida delle complessità che le famiglie e i servizi pubblici si trovano ad affrontare quotidianamente nella gestione della non autosufficienza e della fragilità. Dall'analisi emergono tre macro-tendenze fondamentali:
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La contrazione dell'offerta professionale e la carenza di assistenti familiari: Il dato più allarmante riguarda la progressiva difficoltà nel reperire assistenti familiari (colf e badanti) e Operatori Socio-Sanitari (OSS) qualificati. A fronte di un progressivo e costante invecchiamento della popolazione locale, la disponibilità di personale formato non riesce a soddisfare la domanda delle famiglie, lasciando molti nuclei in una condizione di forte isolamento assistenziale.
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Il peso economico e organizzativo sui caregiver familiari: L'indagine evidenzia come la quota principale del lavoro di cura graviti ancora direttamente sui familiari (spesso donne o giovani adulti caregiver). Questo impegno, che si protrae per anni in modo non retribuito, genera un forte impatto sul benessere psico-fisico del caregiver e sulla sua stabilità lavorativa, rendendo indispensabili interventi di sollievo, ascolto e orientamento.
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Il ruolo strategico della formazione e dei punti di supporto pubblici: Emerge con forza il valore dei percorsi formativi dedicati. Strutture come il Punto di Appoggio al Lavoro di Cura di ASP Cesena Valle Savio e i corsi di formazione specifici (che dal 2009 a oggi hanno qualificato sul territorio quasi 600 persone) risultano determinanti per innalzare la qualità delle cure domestiche, garantire la sicurezza degli assistiti e prevenire il fenomeno del lavoro sommerso.
Innovazione tecnologica e integrazione dei servizi: le risposte per il futuro
Per rispondere alla carenza di personale, il convegno ha evidenziato come l'evoluzione del welfare di comunità debba necessariamente passare da una maggiore integrazione socio-sanitaria e dall'introduzione della tecnologia applicata alla cura.
Soluzioni legate alla domotica assistiva, alla teleassistenza e al telesoccorso non intendono sostituire il fattore umano — insostituibile nella relazione assistenziale —, ma puntano a qualificarlo, sollevando i caregiver dai compiti più usuranti e garantendo un monitoraggio continuo della sicurezza domiciliare dell'anziano fragilizzato.
Il monitoraggio del territorio e l'analisi dei bisogni reali rimangono la bussola per orientare le politiche pubbliche locali. La sfida per le Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP) e per l'Unione dei Comuni della Valle del Savio sarà quella di continuare a co-progettare e implementare una rete di supporti flessibili, capaci di intercettare le fragilità prima che si trasformino in una perdita totale di autonomia.
La relazione integrale con tutti i grafici e le tabelle statistiche emerse dall'indagine sul territorio è consultabile e scaricabile direttamente al seguente link: relazione.pdf.
Il Tempo delle Scelte: un convegno a Parma sulla pianificazione condivisa delle cure
Il prossimo 27 maggio 2026, presso l'Auditorium Assistenza Pubblica di Parma, si terrà l'evento "Il Tempo delle Scelte". L'iniziativa, organizzata da ASP Parma, è dedicata alla Pianificazione Condivisa delle Cure intesa come atto di libertà e dignità, con un focus particolare sulla fragilità e sulle demenze.
L'evento si inserisce nell'ambito delle iniziative del mese del Caregiver familiare ed è realizzato con il patrocinio di importanti istituzioni del territorio, tra cui il Comune di Parma, l'Università di Parma e il Servizio Sanitario Regionale.
Sessione Mattutina: Convegno per Professionisti (8:30 - 13:30)
La prima parte della giornata è rivolta specificamente ai professionisti sanitari e sociosanitari. Il dibattito approfondirà temi tecnici ed etici fondamentali, tra cui:
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I bisogni esistenziali nella fragilità oltre il mero bisogno clinico.
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La proporzionalità e l'appropriatezza delle cure.
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Il coinvolgimento attivo dei familiari caregiver.
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Le conversazioni sulle scelte future, il fine vita e le cure palliative.
Per questa sessione è previsto l'accreditamento ECM per i professionisti sanitari e crediti formativi per gli assistenti sociali.
Sessione Pomeridiana: Incontro Aperto (15:30 - 17:30)
Nel pomeriggio, l'evento si apre alla cittadinanza e prosegue il dialogo con i professionisti in un clima di condivisione pubblica. Il programma prevede:
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Riflessioni su dignità e fine vita nella demenza.
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Interviste e testimonianze dirette.
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Una tavola rotonda di confronto.
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Uno spazio dedicato al dialogo con il pubblico.
Informazioni Utili e Iscrizioni
La partecipazione all'evento è gratuita, ma l'iscrizione è obbligatoria entro il 20 maggio 2026. Per riservare il proprio posto o richiedere informazioni, è possibile contattare la segreteria organizzativa ai seguenti indirizzi email: segreteria.formazione@asp.parma.it m.difabio@asp.parma.it
Dettagli dell'evento:
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Data: 27 maggio 2026
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Luogo: Auditorium Assistenza Pubblica, Parma
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Organizzazione: ASP Parma
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Progetto Correlato: Realizzato in collaborazione con il Progetto Rizoma e il sostegno di Fondazione Cariparma.
Open Day a Santa Marta Senior House: un nuovo modo di abitare nel cuore di Bologna
Il weekend del 9 e 10 maggio 2026, ASP Città di Bologna apre le porte di Santa Marta Senior House, un progetto innovativo di abitare collaborativo situato nello storico palazzo di Strada Maggiore 74.
Un progetto tra storia e futuro
In uno degli edifici più affascinanti del centro storico bolognese, Asp Bologna dato vita a una residenza dove la bellezza architettonica si fonde con una visione moderna della longevità. Santa Marta non è solo una casa, ma un ecosistema pensato per chi desidera mantenere la propria indipendenza in un contesto stimolante, valorizzando i propri talenti e desideri attraverso la socialità e lo scambio quotidiano.
La struttura
La Senior House offre 31 appartamenti moderni e funzionali, progettati per garantire comfort e autonomia, immersi in ampi spazi comuni che favoriscono la condivisione e l'armoniosa convivenza tra i residenti.
Il programma del weekend
Sabato 9 e domenica 10 maggio, dalle ore 10:00 alle 18:00, l’accesso sarà libero per tutti i cittadini che desiderano conoscere da vicino il progetto e informarsi sulle modalità di candidatura per vivere nella struttura.
Per chi vuole approfondire, sono previste visite guidate per scoprire i segreti dell'edificio e la filosofia che anima il progetto nei seguenti orari:
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Mattino: ore 10:00 e ore 12:00
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Pomeriggio: ore 14:30 e ore 16:30
Dettagli in breve:
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Cosa: Open Day Santa Marta Senior House
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Dove: Strada Maggiore 74, Bologna
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Quando: 9 e 10 Maggio 2026, ore 10:00 - 18:00
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Ingresso: Libero
Servizi educativi 0-6: l’Italia al bivio tra innovazione e carenza di personale. Le sfide per le aziende di servizio pubblico
Il settore dei servizi educativi per l’infanzia (0-6 anni) non è più un semplice "servizio accessorio", ma si è trasformato in un’infrastruttura sociale strategica per il futuro del Paese. Una recente ricerca comparativa internazionale coordinata dalla Fondazione Agnelli – che analizza i sistemi di Italia, Francia, Germania, Spagna e Inghilterra – mette in luce come l’Italia si trovi oggi a un punto di svolta cruciale.
Per le aziende di servizio pubblico associate ad ASPER, comprendere queste dinamiche è fondamentale per orientare gli investimenti e la gestione operativa dei prossimi anni.
Tre sfide sistemiche per il welfare locale
Secondo lo studio, il potenziamento del sistema "Zero-Sei" è la risposta necessaria a tre grandi nodi critici:
- Sviluppo del bambino e contrasto alle disuguaglianze: Servizi di qualità riducono i divari di apprendimento fin dai primi anni di vita.
- Occupazione femminile e conciliazione: La disponibilità di nidi è il motore principale per permettere alle madri di restare nel mercato del lavoro.
- Shock demografico: In un’Italia segnata da un forte calo delle nascite, sostenere le responsabilità di cura è una priorità assoluta per la tenuta del tessuto sociale.
Il "Gap" italiano: partecipazione e investimenti
Nonostante i progressi, l'Italia sconta ancora un ritardo rispetto agli obiettivi europei. Mentre la frequenza delle scuole dell'infanzia (3-6 anni) è ormai universale (95%), la partecipazione ai servizi sotto i tre anni si attesta intorno al 39%, contro un obiettivo UE del 45% entro il 2030.
Sul fronte finanziario, la spesa pubblica italiana per le famiglie (circa l'1,9% del PIL) è cresciuta, ma resta lontana dai livelli di Francia e Germania (3,4% del PIL). Per le aziende locali, questo significa operare in un contesto di risorse crescenti ma ancora insufficienti a coprire la domanda potenziale, specialmente nelle fasce di popolazione più fragili.
Dalla ricerca emergono aspetti di estremo interesse per chi gestisce direttamente i servizi sul territorio:
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Carenza di personale e condizioni di lavoro: Uno dei temi caldi evidenziati è la difficoltà nel reperire personale qualificato e la necessità di migliorare le condizioni retributive e lavorative per rendere il settore attrattivo.
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Innovazione e Qualità: Il sistema italiano è riconosciuto per il suo "grande potenziale di innovazione sociale e pedagogica". Per le associate ASPER, la sfida è mantenere standard elevati attraverso il monitoraggio costante e la valutazione delle politiche.
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Integrazione 0-6: Il passaggio verso un sistema integrato richiede uno sforzo organizzativo per superare la frammentazione tra nidi e scuole dell'infanzia, garantendo continuità educativa alle famiglie.
Il messaggio della Fondazione Agnelli è chiaro: investire nei servizi per l'infanzia non è solo un atto di welfare, ma una scelta di politica economica lungimirante. Per le aziende pubbliche, questo significa passare da una gestione emergenziale a una programmazione strategica, capace di coniugare sostenibilità dei costi, innovazione tecnologica e umanizzazione della cura.
L'articolo si basa sulla sintesi della ricerca "Partire bene: i servizi educativi per l'infanzia in Italia e in Europa" pubblicata da Fondazione Agnelli (2024).
Save the date: il futuro del lavoro di cura a Cesena
Il mondo dell'assistenza e del welfare sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Per riflettere sulle sfide attuali e sulle traiettorie future, l'ASP Distretto Cesena Valle Savio organizza un importante momento di confronto aperto a professionisti, istituzioni e cittadini.
Lavoro di cura: quali prospettive?
Il convegno, intitolato "Lavoro di cura: quali prospettive", si terrà a Cesena il prossimo giovedì 14 maggio, dalle ore 9:00 alle 13:30, presso la prestigiosa cornice dell'Aula Magna della Biblioteca Malatestiana in Piazza Bufalini.
L'incontro nasce dall'esigenza di analizzare criticamente il settore, mettendo a fuoco tre pilastri fondamentali per i prossimi anni:
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Carenza di personale qualificato: come attrarre e formare nuove risorse in un settore sempre più cruciale.
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Sviluppo tecnologico: l'impatto dell'innovazione digitale e tecnica nel supporto quotidiano alla persona.
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Qualità delle prestazioni: garantire standard elevati e umanizzazione delle cure in un contesto in mutamento.
Una rete per il territorio
L'iniziativa vede la partecipazione dell'Unione dei Comuni Valle del Savio e gode del contributo del BCC Romagnolo.
ASPER, insieme a Cispe Tech, collabora alla realizzazione di questo evento.
Informazioni utili
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Quando: Giovedì 14 maggio, ore 9:00 - 13:30.
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Dove: Aula Magna Biblioteca Malatestiana, Piazza Bufalini, Cesena.
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Programma: Il programma dettagliato con tutti gli interventi sarà disponibile e diffuso a breve.
Il valore sociale del caregiver: lo studio del CNEL
Di fronte a una popolazione che invecchia, il ruolo di chi assiste i propri cari diventa un pilastro del welfare. Ma a quale prezzo? I dati del CNEL rivelano il profilo, le sfide e le eccellenze regionali di una figura fondamentale quanto fragile.
Il "valore sociale del caregiver" non è più solo un concetto etico, ma una necessità strutturale che il CNEL (Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro) ha deciso di quantificare in un recente e dettagliato rapporto. Documentando la realtà di chi si prende cura di familiari non autosufficienti, lo studio evidenzia come il caregiver sia il vero "motore nascosto" del sistema di protezione sociale italiano, con un impatto profondo sulla salute, sull'economia e sull'equilibrio vita-lavoro.
L’identikit del Caregiver: donne, over 45 e a rischio povertà
Secondo il rapporto, i caregiver in Italia sono oltre 7 milioni. Un esercito silenzioso composto per il 58% da donne, con una concentrazione massima nella fascia d'età tra i 45 e i 64 anni.
Il dato che emerge con maggior forza è il rischio di impoverimento e isolamento:
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Impatto lavorativo: Il tasso di occupazione delle donne caregiver è di 4 punti inferiore rispetto a chi non ha responsabilità di cura.
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Salute mentale: Oltre il 40% dei caregiver manifesta sintomi depressivi o forte stress (burnout), dovuto a carichi di assistenza che spesso superano le 20 ore settimanali.
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Vulnerabilità economica: Circa la metà dei nuclei familiari con disabili dichiara un ISEE inferiore ai 9.000 euro, a dimostrazione di come la cura informale possa spingere verso la povertà.
Il "Modello Emilia-Romagna": un’eccellenza nel riconoscimento
Se il quadro nazionale appare complesso, l'Emilia-Romagna si conferma come una delle regioni all'avanguardia nella tutela di questa figura. È stata infatti la prima regione in Italia a dotarsi di una legge specifica (Legge Regionale 2/2014) per il riconoscimento e il sostegno del caregiver familiare.
I punti chiave del supporto regionale
L'Emilia-Romagna non si limita al riconoscimento formale, ma ha costruito una rete di servizi che il rapporto CNEL cita come punto di riferimento:
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Integrazione nel PAI (Piano Assistenziale Individualizzato): Il caregiver non è un semplice spettatore, ma parte integrante del piano di cura, con diritti specifici a ricevere supporto dai servizi sociali e sanitari.
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La "Caregiver Card": Uno strumento innovativo che permette il riconoscimento formale della figura presso i servizi pubblici e sanitari, facilitando l'accesso e la comunicazione con i professionisti.
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Supporto Psicologico e Prevenzione del Burnout: La regione promuove attivamente la valutazione dello stress (attraverso strumenti come la Scala Zarit) e offre percorsi di sollievo per prevenire il crollo fisico e mentale di chi assiste.
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Riconoscimento delle Competenze: Un tema caro al CNEL è la certificazione delle competenze acquisite nel lavoro di cura, affinché l'esperienza maturata possa diventare una risorsa spendibile nel mercato del lavoro formale.
Verso una tutela nazionale: la sfida legislativa
Il rapporto CNEL funge da ponte verso una legge quadro nazionale che possa uniformare le tutele su tutto il territorio. L'obiettivo è trasformare il "volontariato forzato" in una scelta supportata da diritti certi: contributi previdenziali, tutele assicurative e una reale conciliazione tra lavoro e assistenza.
In questo scenario, l'esperienza dell'Emilia-Romagna dimostra che investire sul caregiver significa investire sulla tenuta dell'intera comunità. Per siti come asper.cispeler.it, attenti alle dinamiche sociali e del lavoro, il messaggio è chiaro: sostenere chi cura non è solo un atto di civiltà, ma un requisito indispensabile per la sostenibilità futura del nostro Paese.
Per approfondire: È possibile consultare il documento integrale "Il valore sociale del caregiver"
Vicinanza solidale: al via a Codigoro un percorso per costruire legami e sostenere le famiglie
Asp del Delta Ferrarese – Rafforzare i legami di comunità e offrire un supporto concreto alle famiglie più fragili: nasce con questo obiettivo un ciclo formativo e di sensibilizzazione dedicato al tema della vicinanza solidale. Promosso da ASP del Delta Ferrarese con CSV Terre Estensi, prenderà il via nelle prossime settimane con un ciclo di incontri aperti alla cittadinanza.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso che ASP sta portando avanti sul territorio sui temi dell’accoglienza e del supporto familiare – dall’affido all’adozione – e si concentra su quella ‘zona intermedia’ fatta di relazioni quotidiane, volontariato e prossimità.
La vicinanza solidale è infatti un gesto semplice ma prezioso: significa affiancare una famiglia in un momento di difficoltà, offrendo tempo, presenza e supporto concreto nella vita di tutti i giorni. Può voler dire accompagnare un bambino alle attività sportive, aiutarlo nei compiti o condividere momenti di svago, contribuendo così a costruire una rete di relazioni positive attorno alla famiglia. “Si tratta di un percorso pensato per dare strumenti concreti alle persone che desiderano mettersi a disposizione della propria comunità. Non servono competenze specialistiche o specifiche, ma disponibilità, senso di responsabilità e volontà di costruire relazioni significative”.
Gli incontri rappresentano un momento formativo e di confronto, durante il quale i partecipanti potranno conoscere il progetto, approfondire il significato della vicinanza solidale e condividere esperienze. Saranno presenti figure esperte, tra cui una famiglia affidataria e professionisti impegnati nel coordinamento dei percorsi di supporto, che accompagneranno i e le partecipanti nella comprensione del ruolo e delle opportunità di coinvolgimento. Il percorso è aperto a tutta la cittadinanza: singoli, coppie e adulti interessati a intraprendere un’esperienza di affiancamento.
Gli incontri si terranno presso il Palazzo del Vescovo (sede della Biblioteca “G. Bassani” di Codigoro in via Cavallotti 27) nelle seguenti date: 3 aprile, 7 aprile, 22 aprile e 5 maggio, sempre dalle 17 alle 19.
Il progetto rientra tra le esperienze nazionali di promozione del benessere familiare legate al programma PIPPI, e nasce dalla consapevolezza di un bisogno crescente sul territorio: la mancanza di figure e famiglie di appoggio in grado di affiancare i nuclei che stanno attraversando un momento di difficoltà. “Crediamo nel valore dei legami tra le persone – conclude Angela Petrucciani, Direttore di Asp del Delta Ferrarese – e nella capacità della comunità di prendersi cura di sé. Questo percorso nasce in risposta a un bisogno emergente della comunità e si innesta nel nostro modello di welfare partecipato e relazionale”.
In allegato la locandina dell'iniziativa.
Progetto “Accanto a te – Orientarsi, comprendere, agire. Guida pratica per caregiver”
Nell’ambito degli interventi finanziati con risorse nazionali e regionali dedicate al sostegno dei caregiver, ASP Eppi-Manica-Salvatori, in coprogettazione con Coop Cidas e in raccordo con i servizi sanitari del territorio, ha realizzato un insieme di azioni finalizzate a mettere a disposizione strumenti concreti e immediatamente fruibili a supporto dei caregiver domiciliari.
Presupposto centrale dell’intervento è il riconoscimento del ruolo fondamentale del caregiver familiare nel sistema di assistenza alla persona con disabilità o in condizione di non autosufficienza. L’obiettivo è rafforzare le competenze, l’orientamento e la capacità di accesso ai servizi, riducendo il rischio di isolamento e il sovraccarico assistenziale che spesso accompagna la cura quotidiana.
Tra le azioni più significative si colloca il progetto “Accanto a Te – Orientarsi, comprendere, agire. Guida pratica per caregiver”, concepito non come semplice materiale informativo, ma come vero e proprio strumento operativo di accompagnamento.
La guida è articolata in 12 schede tematiche, autonome e modulari, utilizzabili singolarmente o come percorso integrato, strutturate per fornire risposte chiare, pratiche e immediatamente applicabili ai principali bisogni espressi dalle famiglie.
Le schede facilitano l’accesso e la comprensione della rete dei servizi sociali, socio-assistenziali e sanitari del territorio, supportando il caregiver nelle scelte quotidiane e nei passaggi più complessi del percorso di cura domiciliare.
Il materiale sarà disponibile sia in formato cartaceo, utilizzabile nei servizi e negli sportelli territoriali, sia in formato digitale, attraverso una sezione dedicata del sito web di ASP, al fine di garantire un’ampia diffusione e un utilizzo continuativo. A completamento dello strumento sono state inoltre realizzate videopillole informative, pensate per rafforzare ulteriormente l’accessibilità e la comprensione dei contenuti.
La guida si inserisce in un contesto più ampio di servizi già attivi sul territorio a favore dei caregiver e rappresenta un tassello ulteriore nel percorso di rafforzamento della rete locale, sviluppato anche in collaborazione con l’Azienda USL territoriale, in una logica di integrazione socio-sanitaria.
L’Amministratore Unico di ASP, Dott. Arturo Masini, esprime grande soddisfazione per la realizzazione del progetto:
«Questo percorso rappresenta un passo concreto verso una presa in carico più consapevole, accessibile e integrata delle famiglie che quotidianamente affrontano le complessità della cura domiciliare. Abbiamo voluto creare uno strumento operativo semplice, immediato e realmente utile, capace di sostenere i caregiver nel loro ruolo fondamentale, troppo spesso svolto in solitudine e con un elevato carico emotivo e organizzativo.
Il lavoro coprogettato con il terzo settore, in questo caso con Coop Cidas e con i servizi sanitari del territorio, dimostra quanto la collaborazione e la coprogettazione siano essenziali per generare risposte efficaci e sostenibili. Il nostro impegno è quello di rafforzare sempre più una rete unitaria, in grado di offrire strumenti concreti e di ridurre le disuguaglianze informative che ancora ostacolano l’accesso ai servizi.
Questo progetto, che mettiamo a disposizione dei cittadini dei Comuni soci di ASP come patrimonio comune, rappresenta non solo una guida, ma un segnale chiaro: la cura delle persone fragili e di chi se ne occupa è una responsabilità condivisa, che merita attenzione, competenza e visione di insieme.
La qualità degli interventi di welfare richiede tempo, ascolto e costruzione condivisa: restituire oggi uno strumento solido e pienamente operativo significa assumersi la responsabilità di lavorare sul lungo periodo, investendo sulla tenuta del sistema dei servizi e sul benessere delle famiglie del nostro territorio.
Ringrazio tutte le professionalità coinvolte per il lavoro svolto e per la dedizione dimostrata. Continueremo a investire in iniziative che valorizzano la prossimità, la qualità dei servizi e il sostegno alle famiglie».
Vedi Il Vademecum del Caregiver:









