Invecchiare nell'Italia della longevità: il raddoppio delle fragilità interroga il sistema di welfare

L'Italia si conferma il Paese più vecchio d'Europa, ma dietro la retorica dell'invecchiamento attivo emerge una realtà complessa: in vent'anni la percezione della fragilità quotidiana tra gli over 65 è raddoppiata, passando dal 18,3% al 36,6%. Il nuovo rapporto Censis ridisegna i confini della terza età e lancia una sfida cruciale ai sistemi di protezione sociale locali e regionali.

Quasi 15 milioni di persone, pari al 25,1% della popolazione nazionale. È questo l'identikit numerico del "popolo dei longevi" in Italia oggi, un segmento destinato a crescere vertiginosamente fino a raggiungere il 34,6% del totale entro il 2050. Tuttavia, il dato più eclatante che emerge dall'ultimo rapporto del Censis, intitolato “Invecchiare nell'Italia della longevità. Come costruire un Paese a misura di anziani”, non riguarda solo la quantità degli anni guadagnati, ma la profonda trasformazione della qualità della vita e dei bisogni assistenziali.

Il boom delle fragilità: autosufficienza in calo

I dati longitudinali offerti dal Censis mostrano una netta flessione nella percezione del proprio stato di autonomia. Se nel 2006 il 78,8% degli anziani si definiva "totalmente autosufficiente", oggi tale quota è scesa al 62,0%. Di converso, cresce l'area della cosiddetta "vulnerabilità intermedia": il 36,6% degli over 65 dichiara di aver bisogno di aiuto nella vita di tutti i giorni, pur non trovandosi in una condizione di totale non autosufficienza (che interessa l'1,4% del campione). Nel dettaglio, il 31,7% necessita di un supporto occasionale e il 4,9% sperimenta difficoltà frequenti nelle attività quotidiane.

Quando inizia la vecchiaia? La perdita dell'autonomia come vera soglia

Il Censis scardina i vecchi parametri anagrafici. La soglia dei 65 anni è ormai percepita come un mero dato burocratico. Per gli intervistati, la vecchiaia inizia mediamente a 76,7 anni. Ma a fare da vero spartiacque non è l'età cronologica, bensì la perdita dell'autosufficienza, indicata dal 69,4% come il vero segnale d'ingresso nella terza età. Seguono la perdita di amici e coetanei (24,9%) e del coniuge (22,3%), mentre eventi tradizionali come il pensionamento (8,0%) o la nascita dei nipoti (4,2%) hanno ormai un impatto psicologico marginale.

La solitudine e l'isolamento logistico

Un altro fronte critico per le politiche di welfare di prossimità è l'isolamento sociale. Il 62,3% degli anziani dichiara di sentirsi solo almeno occasionalmente (l'8,9% sperimenta questa condizione "sempre o spesso"). Attualmente il 29,5% degli over 65 vive in una famiglia unipersonale, una percentuale che si impenna al 37,0% tra gli over 75 e sfiora il 50% (49,9%) tra chi ha superato gli 85 anni. Un anziano su due, nelle fasce più avanzate, vive in totale solitudine domestica, privo del supporto di un caregiver convivente.

Il paradosso socio-economico: più ricchi ma più scoperti

Dal punto di vista economico, il rapporto delinea un quadro controintuitivo: gli anziani rappresentano oggi l'unica fascia generazionale con una ricchezza patrimoniale e reddituale in crescita negli ultimi vent'anni, a fronte del drammatico impoverimento degli under 35. Questa disponibilità si traduce in un welfare informale insostituibile: il 36,4% dei longevi sostiene economicamente figli e nipoti. Inoltre, 3,2 milioni di nonni si occupano regolarmente della cura dei bambini, colmando le storiche carenze degli asili nido pubblici.

Tuttavia, a questa solidità finanziaria fa da contraltare il progressivo arretramento della sanità e del welfare pubblico. La paura principale dell'82,8% degli anziani è proprio quella di dover dipendere dagli altri, superando di gran lunga il timore della morte (33,5%). Non conta tanto la durata della vita, quanto la sua qualità: solo il 16,5% degli italiani dichiara di essere interessato a vivere fino a 120 anni se questo comporta la perdita della propria autonomia.

Quale futuro per i servizi territoriali? La risposta di AspER

Le evidenze del Censis confermano la necessità di superare la dicotomia tra "invecchiamento attivo" e "gestione della non autosufficienza grave". Esiste una vastissima area grigia di fragilità parziale che richiede un'infrastrutturazione sociale diffusa. Il potenziamento dell'assistenza domiciliare, lo sviluppo di modelli di collaborative housing e la digitalizzazione dei servizi di prossimità diventano le uniche risposte sostenibili. Per il portale AspER e le aziende di servizio pubblico dell'Emilia-Romagna, questi dati rappresentano una vera e propria bussola strategica per co-progettare il welfare del futuro.

Per approfondire ulteriormente le dinamiche della presentazione istituzionale e ascoltare gli interventi degli esperti, è possibile seguire la sintesi visiva dell'evento direttamente nel Video della presentazione del Rapporto Censis, che illustra nel dettaglio i grafici e le proiezioni demografiche discussi a Roma.

 


Bilancio 2025 di ASP del Delta Ferrarese: un anno di servizi, progettazione e comunità

L’Assemblea dei Soci di ASP del Delta Ferrarese ha approvato il Bilancio consuntivo 2025 e il Bilancio Sociale 2025, i due documenti che, come previsto dalla normativa, rendicontano rispettivamente la gestione economico-finanziaria dell’Azienda e le attività, i risultati e il valore generato per il territorio. Il Bilancio consuntivo conferma la solidità e la salute del bilancio di ASP con un valore della produzione pari a 9.093.142 euro e un costo della produzione pari a 8.693.505 euro cosi suddiviso tra i vari servizi: gestione delle strutture per anziani e disabili 3.966.120 euro, minori e famiglie 1.518.159 euro, servizi per disabili 1.006.097 euro, servizi per anziani 580.861 euro, servizi per adulti e mediazione lavorativa 515.472 euro. Per completare il valore della spesa si aggiungono i servizi inclusione finanziati dal Fondo Povertà e servizi finanziati con PNRR che per il 2025 hanno comportato una spesa di 1.106.796 euro.

Il Bilancio Sociale accompagna questa fotografia economica raccontando il percorso compiuto dall’Azienda nel corso del 2025: un anno di consolidamento, ma anche di trasformazione, in cui la gestione quotidiana dei servizi si è affiancata a un intenso lavoro di progettazione, ricerca di risorse e costruzione di una visione capace di guardare al futuro del welfare territoriale.

Il 2025 è stato l’anno in cui ASP ha utilizzato importanti risorse da finanziamenti nazionali (a partire dal PNRR), regionali ed europei, trasformandoli in opportunità di sviluppo per il territorio. La ricerca di risorse è diventata infatti parte integrante di una strategia che guarda oltre l’orizzonte annuale dei servizi, con l’obiettivo non di moltiplicare i progetti, ma costruire interventi capaci di rafforzarsi reciprocamente, evitando che le opportunità si esaurissero con la conclusione dei finanziamenti.

Questa impostazione ha attraversato tutte le aree di attività dell’Azienda. Sono cresciuti i percorsi dedicati al sostegno della genitorialità e dei minori, con le azioni del Programma P.I.P.P.I. e della Vicinanza solidale; si sono consolidate le progettualità rivolte alle persone con disabilità, orientate all’autonomia abitativa e lavorativa; sono state sviluppate nuove risposte per anziani e caregiver e si è rafforzata la collaborazione con il Terzo Settore, nella convinzione che il welfare del futuro si costruisca attraverso reti sempre più solide tra istituzioni, associazioni e cittadini.

Accanto alla progettazione, il 2025 è stato anche un anno di investimento sulle persone. Formazione, benessere organizzativo e sviluppo delle competenze hanno accompagnato il lavoro quotidiano degli operatori, nella consapevolezza che la qualità dei servizi dipende innanzitutto dalla capacità delle organizzazioni di evolvere insieme ai bisogni delle comunità.

Il filo conduttore che ha attraversato l’intero anno è quello della costruzione di un welfare di comunità: un sistema che non si limita a rispondere alle fragilità quando emergono, ma prova ad anticiparle, creando relazioni, coinvolgendo i cittadini, valorizzando le risorse presenti nei territori e promuovendo nuove forme di partecipazione.

È questa la direzione che ASP del Delta Ferrarese ha scelto nel 2025 e che continua a orientarne l’azione anche nell’anno in corso. Molti dei percorsi avviati lo scorso anno sono oggi entrati nella loro piena fase operativa, mentre nuove progettualità stanno prendendo forma per rispondere a bisogni che evolvono.


L’Emilia-Romagna rafforza e rinnova il Par- Piano attuativo regionale per la popolazione anziana

Rafforzare e innovare le politiche per gli anziani garantendo equità, accesso ai servizi e qualità dell’assistenza, con particolare attenzione alla sanità territoriale.

L’Emilia-Romagna aggiorna e rilancia il Par - Piano Attuativo Regionale per la popolazione anziana. Venerdì 3 luglio in Regione, a Bologna, la firma delle due intese, formalizzate da una delibera di Giunta, da parte del presidente Michele de Pascale, gli assessori al Welfare e Politiche per la salute, Isabella Conti e Massimo Fabi e i rappresentanti dei sindacati dei pensionati: il segretario generale dello Spi Cgil Emilia-Romagna Enzo Santolini, la segretaria generale Fnp-Cisl Emilia-Romagna Gina Risi, Massimo Monti della Uil Pensionati, il coordinatore regionale del Cupla - Coordinamento Unitario Pensionati Lavoratori Autonomi Gian Lauro Rossi e i vice coordinatori Franco Bonini e Stefano Spisani.

Asse centrale del nuovo documento è la sanità territoriale, in particolare il rafforzamento delle cure territoriali primarie ed intermedie, in coerenza con gli interventi previsti dalla Missione 6 salute del Pnrr, e la gestione della cronicità con focus su assistenza primaria e continuità assistenziale; il potenziamento della domiciliarità; il rafforzamento dei servizi sociali e sanitari territoriali; il sostegno del caregiver riconosciuto come figura centrale.

“Il nuovo Par mette al centro la persona e punta sulla domiciliarità per migliorarne la qualità della vita e rendere sostenibile il sistema- sottolinea de Pascale-. Con questo documento la casa diventa il primo luogo di cura, anche grazie a risorse tra le più alte in Italia come i 570 milioni del Fondo per la non autosufficienza. Fare rete è la risposta migliore che possiamo dare alle famiglie. Ringrazio le organizzazioni sindacali per aver reso possibile questa firma e tutti coloro che hanno lavoro concretamente a un progetto che integra sempre più i servizi sanitari e sociali a beneficio delle cittadine e dei cittadini dell’Emilia-Romagna”.

“Cambiano i bisogni, l’età media si alza e la nostra diventa una popolazione sempre più longeva- aggiungono gli assessori al Welfare, Isabella Conti, e alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-. Mutamenti che comportano un aumento delle cronicità, per cui occorre che la risposta all’aumento delle richieste sia organica e strutturale. Se la società cambia, occorre che le istituzioni siano in grado di offrire servizi sempre più innovativi ed efficaci. Con il nuovo Par stringiamo ancora di più il rapporto di confronto e collaborazione con il Terzo settore, anima del welfare regionale, per realizzare, insieme, interventi strutturati e mirati, a partire dalle persone più fragili”.

Le novità del Par

Una società sempre più segnata da cambiamenti demografici, in particolare dall’invecchiamento della popolazione, sociali ed economici richiede di aggiornare gli strumenti e le politiche per gli anziani. Per questo la Regione ha rimodulato i contenuti e gli obiettivi del Par, rafforzato il ruolo del tavolo di coordinamento e aggiornato i gruppi di lavoro. Un nuovo Piano che si inserisce in un aggiornamento delle politiche regionali per l’invecchiamento attivo e la tutela della fragilità.

Il Tavolo del Par è il principale strumento di confronto e progettazione multidisciplinare per le politiche rivolte agli anziani: analizza bisogni della popolazione anziana, elabora interventi e politiche integrate, monitora i risultati e partecipa alla programmazione regionale. Ora viene definito un ruolo più strutturato con monitoraggio periodico, relazioni biennali e un maggiore coinvolgimento delle istituzioni e del Terzo settore.

La casa diventa il cuore del sistema di cura, con dimissioni protette e assistenza integrata; la figura del medico di medicina generale evolve in referente stabile per la cronicità e, in particolare, gestione terapie complesse, continuità assistenziale, presa in carico integrata.

Anche il caregiver, figura riconosciuta dalla legge regionale 2/2014, diventa più centrale: viene inserito in una rete più ampia (servizi sanitari e sociali, assistenti familiari, professionisti territoriali) e viene confermato il suo ruolo indispensabile all’interno del nuovo modello basato sulla domiciliarità.

Il documento sottolinea come, nell’ottica della promozione del benessere della popolazione anziana, risulti opportuno perseguire politiche di invecchiamento attivo, sostenendo tutte le misure di prevenzione della salute e di promozione dell’attività fisica, della corretta alimentazione, del benessere psicologico e, più in generale, dell’attenzione alla salubrità degli stili di vita.

Infine, per il Par il digitale è considerata una leva strutturale proseguendo le iniziative, già portate avanti negli scorsi anni, per aumentare le competenze digitali che danno l’opportunità anche alla popolazione anziana di conoscere ed utilizzare le tecnologie più innovative e i mezzi di comunicazione on line, in modo da ridurre il divario generazionale delle abilità informatiche.

Fonte: Regione Emilia - Romagna


Bilancio 2025: ASP Città di Bologna conferma la solidità economica e rafforza il proprio impegno nel welfare cittadino

Per il terzo anno consecutivo ASP Città di Bologna chiude il bilancio con un risultato positivo. L'esercizio 2025 si è concluso con un utile di 1.894.573 euro, confermando la capacità dell'Azienda di mantenere l'equilibrio economico e, allo stesso tempo, di rafforzare il proprio ruolo nel sistema di welfare cittadino.

Il risultato, letto insieme agli esiti del Bilancio sociale, testimonia la capacità di rispondere a una domanda sociale in costante crescita e a bisogni sempre più complessi, in un contesto che continua a mettere sotto pressione l'intero comparto socio-sanitario.

Nel 2025 il valore della produzione ha raggiunto i 105,5 milioni di euro, in aumento rispetto ai 97,3 milioni del 2024, mentre i ricavi derivanti dai servizi alla persona si sono attestati a oltre 82,3 milioni di euro.

"Il bilancio 2025 dimostra che è possibile coniugare responsabilità economica e responsabilità sociale – afferma l'Amministratore Unico di ASP Città di Bologna, Stefano BrugnaraL'utile registrato non rappresenta un obiettivo in sé, ma una condizione necessaria per consolidare l'Azienda, ridurre progressivamente le perdite accumulate negli anni precedenti e continuare a investire nei servizi rivolti alle persone più fragili. Dietro i numeri ci sono migliaia di cittadini che ogni giorno trovano risposte ai propri bisogni grazie al lavoro delle nostre operatrici e dei nostri operatori."

Il risultato di esercizio è stato favorito anche da un importante lavoro di approfondimento con l'Agenzia delle Entrate sull'applicazione della disciplina fiscale dell'Azienda, che ha consentito di chiarire alcuni aspetti interpretativi relativi alla gestione del patrimonio immobiliare e di rivedere l'applicazione delle imposte sulla gestione corrente.

Anziani: servizi sempre più integrati

Prosegue il rafforzamento della rete dei servizi dedicati agli anziani, con un modello che integra residenzialità, assistenza domiciliare, sostegno ai caregiver e prevenzione dell'isolamento sociale.

Nel 2025 ASP ha gestito 375 posti nelle CRA95 posti nei centri diurni e servizi di assistenza domiciliare specializzata che hanno coinvolto 201 utenti e caregiver. Sono inoltre proseguite le attività di Bologna Serena, dei Centri Servizi Aperti, dei Caffè Alzheimer e dei percorsi di stimolazione cognitiva.

"L'invecchiamento della popolazione richiede risposte nuove e sempre più integrate – sottolinea Brugnara. La sfida non è soltanto garantire posti nelle strutture, ma costruire comunità capaci di sostenere le persone a domicilio, valorizzando il ruolo delle famiglie e delle reti territoriali."

Coesione sociale e accoglienza

Nel corso del 2025 è cresciuto anche l'impegno nell'area della coesione sociale, che rappresenta uno degli ambiti centrali dell'attività di ASP.

Sono stati registrati 1.422 interventi PRIS, con 2.095 beneficiari complessivi. I servizi dedicati alla grave emarginazione adulta hanno raggiunto 2.553 persone, mentre 634 nuclei familiari sono stati coinvolti nei servizi di accoglienza.

Particolarmente significativo anche il lavoro nell'accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati sull'intero territorio metropolitano, con 1.968 posti SAI attivi al 31 dicembre 2025.

La casa come leva di inclusione

Il patrimonio immobiliare continua a essere uno degli strumenti fondamentali delle politiche di welfare dell'Azienda.

Nel 2025 sono stati utilizzati 222 alloggi per percorsi di transizione abitativa, che hanno accolto 309 nuclei familiari. Sono proseguiti i progetti di Housing First, gli interventi di riqualificazione destinati all'autonomia abitativa e si è conclusa la realizzazione dei 20 nuovi alloggi protetti di viale Roma, finanziati dal PNRR. È stata inoltre completata la riqualificazione dell'immobile di via Raimondi, destinato a interventi di housing temporaneo.

Complessivamente ASP gestisce 3.341 asset immobiliari attivi, che nel 2025 hanno generato oltre 7,2 milioni di euro di proventi da locazione, risorse reinvestite a sostegno delle attività sociali.

Rigenerazione del patrimonio pubblico

Nel corso del 2025 sono proseguiti anche gli investimenti strategici sul patrimonio immobiliare.

Tra gli interventi principali figurano il completamento della riqualificazione energetica del Centro Servizi Giovanni XXIII, attraverso opere di efficientamento energetico, il progetto di valorizzazione della Chiesa del Baraccano, che ha ottenuto 2,3 milioni di euro di finanziamenti attraverso i fondi dell'8x1000 dello Stato grazie a un progetto in partnership con la Diocesi, e l'avvio dei lavori di rigenerazione del Falansterio di via Saragozza.

"Giovanni XXIII, Baraccano e Falansterio sono esempi emblematici di come il patrimonio richieda cura e investimenti significativi, per sostenere i quali sono indispensabili visione in prospettiva e capacità organizzativa – evidenzia Brugnara. È un lavoro fondamentale perché siamo consapevoli che ogni intervento sul patrimonio produce effetti diretti sulla qualità della vita degli inquilini, degli utenti dei servizi e dell'intera comunità cittadina."

Cresce anche la Quadreria

Prosegue la crescita della Quadreria di ASP, il museo di via Marsala, che nel 2025 ha accolto 14.315 visitatori, con 304 giornate di apertura e 74 eventi temporanei, consolidando il proprio ruolo nell'offerta culturale cittadina.

Le persone al centro

Al 31 dicembre 2025 i dipendenti di ASP erano 527, di cui 380 donne e 147 uomini. Restano significative le difficoltà nel reperimento di infermieri e operatori socio-sanitari, una criticità che interessa tutto il settore.

Per affrontare questa sfida, l'Azienda ha continuato a investire in formazione, inserimento dei neoassunti, supervisione professionale, welfare aziendale e strumenti di conciliazione tra vita e lavoro.

"La qualità dei servizi dipende prima di tutto dalle persone che vi lavorano – conclude Brugnara. Per questo continuiamo a investire nelle competenze, nel benessere organizzativo e nelle condizioni che consentono di attrarre e trattenere professionalità sempre più difficili da reperire."

Il bilancio 2025 conferma così il percorso intrapreso da ASP Città di Bologna: mantenere una gestione economicamente solida per continuare a investire nello sviluppo dei servizi, nella valorizzazione del patrimonio pubblico e nella capacità di rispondere ai bisogni della comunità.

Fonte: Asp Bologna


Welfare e innovazione: presentato a Milano Marittima il progetto "Ancelia"

Si è svolta martedì 30 giugno a Milano Marittima la presentazione ufficiale di Ancelia, un progetto innovativo destinato a tracciare una nuova rotta nell'evoluzione dei servizi alla persona e del welfare collaborativo sul nostro territorio. L'evento ha raccolto i principali attori del settore, rappresentanti istituzionali e operatori delle associazioni di servizi pubblici, uniti dalla volontà di condividere strategie e risposte concrete alle nuove sfide demografiche e sociali.

L'iniziativa, intitolata "Tecnologia Amica: l'IA nella cura dell'anziano" è stata l’occasione per fare il punto sull’applicazione del sistema sviluppato da TeiaCare, introdotto nella struttura  “F. Busignani” di Cervia dopo l’annuncio dello scorso anno e oggi pienamente operativo.

Il progetto ha comportato un investimento di 90mila euro, sostenuto dal Comune di Cervia, dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. Grazie a sensori ottici intelligenti e a un sistema di intelligenza artificiale, la tecnologia supporta il personale sanitario nella gestione quotidiana dei 66 ospiti della struttura, contribuendo a migliorare sicurezza, monitoraggio e personalizzazione dell’assistenza.

Tecnologia e centralità della persona

Al centro del progetto Ancelia vi è l'integrazione tra l'efficienza dei modelli di gestione e la centralità della cura, con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita degli utenti e ottimizzare l'organizzazione dei servizi assistenziali. Durante l'incontro sono stati illustrati i pilastri dell'iniziativa, che punta forte sulla digitalizzazione e sulla creazione di ecosistemi di welfare capaci di fare rete.

"Il futuro del welfare passa inevitabilmente dalla capacità di coniugare innovazione tecnologica e prossimità sociale. Il progetto Ancelia rappresenta esattamente questo: un modello replicabile che mette in sinergia competenze diverse per non lasciare indietro nessuno."

«L’innovazione tecnologica non sostituisce l’imprescindibile fattore umano nella cura, ma lo potenzia – afferma la presidente dell’Asp Ravenna Cervia e Russi, Fabiola Gardelli -. Questo appuntamento rappresenta un momento di trasparenza e condivisione con il territorio, per dimostrare come i dati oggettivi e la tecnologia avanzata possano tradursi in benessere quotidiano per gli anziani e serenità per le loro famiglie».

I temi chiave del dibattito

I lavori di ieri hanno toccato diversi punti nevralgici per il comparto dei servizi sociali e sociosanitari:

  • Prossimità e capillarità: l'importanza di sviluppare risposte flessibili e vicine ai bisogni reali delle comunità locali.

  • Sostenibilità dei modelli: come far coesistere l'alta qualità delle prestazioni con la sostenibilità economica dei soggetti gestori.

  • Integrazione pubblico-privato sociale: il valore della cooperazione e del fare rete tra associazioni, multiutility e istituzioni regionali per generare valore condiviso.

L'appuntamento di Milano Marittima non è stato solo un momento di presentazione, ma un vero e proprio laboratorio di idee e un punto di partenza per l'attivazione di nuove sinergie sul territorio dell'Emilia-Romagna.


L’Intelligenza Artificiale entra in CRA: il 30 giugno a Milano Marittima la presentazione del progetto “Ancelia”

L'innovazione tecnologica e l'Intelligenza Artificiale si mettono al servizio della cura e dell'assistenza degli anziani. Martedì 30 giugno 2026, la splendida cornice del Centro Congressi di Milano Marittima (Via Jelenia Gora, 2) ospiterà il convegno “Tecnologia Amica: L'IA nella cura dell'anziano”.

L'evento, organizzato dall’ASP Ravenna, Cervia e Russi , nasce con l'importante sostegno di CISPEL Emilia-Romagna , del Comune di Cervia , della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Al centro del dibattito ci sarà la presentazione del progetto Ancelia, un sistema basato sull'IA applicato sperimentalmente presso la CRA "F. Busignani" di Cervia.

Il Programma della Giornata

I lavori, moderati da Fabiola Gardelli, Presidente di ASP Ravenna, Cervia e Russi, si articoleranno in tre momenti principali:

1. Apertura e Saluti Istituzionali (Ore 09:30)

La mattinata si aprirà con i saluti delle autorità e dei partner sostenitori:

  • Mirko Boschetti – Sindaco del Comune di Cervia

  • Mirella Falconi Mazzotti – Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna

  • Ethel Frasinetti – Direttrice Generale Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna

2. Interventi Tecnici e Scenari Futuri (Ore 10:00)

Spazio all'approfondimento scientifico e all'evoluzione dei modelli di cura:

  • L'evoluzione clinica: il Prof. Fulvio Lauretani (Direttore U.O. Medicina Interna 1 ad indirizzo Invecchiamento e Fragilità del Presidio Ospedaliero di Ravenna - AUSL Romagna) approfondirà il ruolo delle nuove tecnologie in risposta ai bisogni del paziente fragile.

  • L'assistenza di domani: Guido Magrin (Co-founder & CEO di TeiaCare, l'azienda sviluppatrice di Ancelia) illustrerà come l’Intelligenza Artificiale sta trasformando il lavoro quotidiano di cura.

  • Innovazione e territorio: Roberta Mazzoni (Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Ravenna) farà il punto sullo sviluppo tecnologico nei servizi dedicati alla terza età a livello locale.

3. Testimonianze dal campo ed Esperienze Concrete (Ore 11:00)

La terza sessione darà voce a chi ha già implementato e vissuto la tecnologia all'interno delle strutture:

  • L'esperienza di Cervia: Marilena Bellato (Coordinatrice della CRA "F. Busignani") racconterà l’impatto sul campo dell’utilizzo di Ancelia da parte del personale assistenziale.

  • Un anno di dati: Costante Emaldi (Responsabile Governo clinico ASSCOR) presenterà i risultati, i dati e le prospettive future dopo un anno di sperimentazione di Ancelia presso la CRA S. Chiara.

  • La sfida delle ASP: L'intervento di Emanuela Giangrandi (Coordinatrice ASPER - CONFSERVIZI CISPEL) focalizzerà l'attenzione sul ruolo strategico che le Aziende Pubbliche ai Servizi alla Persona devono assumere di fronte all'avvento delle nuove tecnologie.

Dibattito e Networking

A seguire, a partire dalle ore 12:00, sarà dato spazio alle domande dal pubblico e al dibattito. La chiusura dei lavori è prevista per le 12:30 e sarà seguita da un aperitivo conviviale , un’importante opportunità di networking e confronto informale tra professionisti del settore, amministratori e partner tecnologici.

Come partecipare L'appuntamento è per martedì 30 giugno 2026 alle ore 09:30 presso il Centro Congressi di Milano Marittima. Un evento chiave per chiunque si occupi di welfare, servizi alla persona e innovazione socio-sanitaria in Emilia-Romagna.


Italia 2026, l'esplosione della povertà strutturale: «Sempre più poveri, sempre più a lungo»

Di fronte a una crisi che ha smesso di essere emergenza per farsi sistema, l’ultimo Report della Caritas scatta la fotografia drammatica di un Paese sospinto dalla morsa della cronicità, dall’erosione dei salari e dall’isolamento sociale. Oltre 282 mila le famiglie assistite: mai così tante.

ROMA – Non è più una parentesi. Non è l’onda lunga di uno shock congiunturale da assorbire. Nell’Italia del 2026 la povertà ha cambiato natura, radicandosi fino a mutare in una condizione di «strutturale normalità». L’allarme arriva dal Quarto Report Statistico Nazionale di Caritas Italiana, presentato a metà giugno e significativamente intitolato “Sempre più poveri, sempre più a lungo”.

I numeri raccolti dai centri d'ascolto lungo tutta la penisola descrivono un record storico: nel 2025 la rete Caritas ha incrociato e supportato 282.539 famiglie, registrando un aumento del 48% rispetto a un decennio fa (2015). Una mole di richieste che copre ormai il 12% dell'intera platea di persone in povertà assoluta stimata dall'Istat (circa 5,7 milioni di cittadini, quasi un residente su dieci). Ma a preoccupare l’organismo pastorale non è solo il dato quantitativo: è la cronicizzazione del disagio.

La gabbia della povertà cronica

Il vero elemento di rottura rispetto al passato è il fattore tempo. La povertà in Italia è diventata una trappola a lungo termine da cui è quasi impossibile uscire. Oltre un assistito su quattro (28,1%) è infatti in carico alla rete dei servizi Caritas da almeno cinque anni. Diminuiscono i "nuovi profili" di povertà temporanea, mentre si solidifica un blocco sociale di esclusi storici e intermittenti, incapaci di ritrovare l’autonomia economica a causa di un ascensore sociale totalmente bloccato.

«La povertà non appare più come una condizione transitoria legata a crisi circoscritte, ma come una realtà che tende a protrarsi nel tempo», osserva don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. Una vulnerabilità che logora i percorsi educativi, la stabilità psicofisica e la possibilità stessa di progettare un futuro.

Il paradosso del "lavoro povero"

Crolla definitivamente uno dei grandi miti della stabilità sociale novecentesca: l'idea che avere un'occupazione basti a proteggersi dall'indigenza. Il Report evidenzia che il 24% delle persone che si rivolgono alla Caritas possiede un lavoro. Un dato che esplode letteralmente nelle fasce d'età centrali e più produttive: tra i 35 e i 44 anni la percentuale di lavoratori poveri sale al 31,7%, attestandosi al 31% nella fascia tra i 45 e i 54 anni.

I bassi salari, il part-time involontario e la precarietà contrattuale — combinati con un'inflazione che morde il potere d'acquisto, trainata soprattutto dai costi energetici — rendono lo stipendio insufficiente a coprire i bisogni primari. Il ceto medio si assottiglia, e una platea sempre più vasta di famiglie, pur mostrando un ISEE familiare medio in leggera salita (passato da 4.315 a 4.974 euro), scivola nell’area della vulnerabilità. Un incremento che la Caritas interpreta non come un segnale di arricchimento, bensì come lo specchio dell'allargamento della fragilità a fasce precedentemente protette.

Solitudine e vulnerabilità sanitaria: i nuovi volti del disagio

Accanto alle privazioni materiali, il rapporto accende i riflettori su una devastante povertà relazionale. Quasi un assistito su tre vive in solitudine. L'isolamento sociale aggrava e amplifica la marginalità: tra le persone sole, ben il 59,9% sperimenta forme di povertà multipla (economica, abitativa, culturale). Cresce inoltre in modo marcato il peso degli anziani over 65, privi di reti familiari di supporto.

A questo quadro si salda l'emergenza sanitaria, che colpisce il 16,1% dei beneficiari. Chi soffre di problemi di salute si trova spesso schiacciato da un effetto accumulo: quasi sei individui su dieci sommano tre o più bisogni concomitanti, e la quota drammaticamente sale al 78,7% laddove sia presente una sofferenza mentale, evidenziando le difficoltà d'accesso a un Servizio Sanitario Nazionale sempre più in affanno.

La casa come emergenza primaria

La questione abitativa si conferma uno degli snodi più delicati. Se i dati Istat evidenziano come la grave deprivazione della casa interessi il 6,6% della popolazione generale e la povertà energetica il 9,1%, all'interno dell’universo Caritas queste percentuali si moltiplicano, trasformando le mura domestiche da luogo di protezione a fonte primaria di indebitamento e instabilità.

L'appello alle istituzioni: oltre la propaganda

L’analisi Caritas si traduce inevitabilmente in un forte richiamo alla responsabilità politica e sociale, ponendosi come un severo bagno di realtà rispetto alle narrazioni improntate al facile ottimismo. Di fronte alla rimodulazione degli strumenti di contrasto alla povertà, dal mondo sindacale e dal terzo settore si solleva la richiesta di dare un'impronta universalistica alle misure di sostegno (come l'Assegno di Inclusione - ADI) e di finanziare interventi territoriali complementari.

«La carità è anche atto di giustizia, oltre che gesto di prossimità», ricorda don Marco Pagniello. Per evitare che l'Italia si divida stabilmente in due, la sfida del welfare non può più essere delegata alla straordinarietà dei presidi parrocchiali o del volontariato. Richiede alleanze, riforme strutturali e una strategia di lungo periodo capace di aggredire le cause profonde di una povertà complessa, cronica e, purtroppo, sempre più normale.


Firmato il protocollo d’intesa per la realizzazione della nuova Casa della Comunità di Voltana

Lunedì 15 giugno 2026, a Ravenna presso la Direzione Generale dell’Ausl Romagna, è stato sottoscritto il protocollo d’intesa per la realizzazione della nuova Casa della Comunità (CdC) di Voltana.

I servizi della CdC di Voltana sono attualmente collocati all’interno di una porzione della struttura, di proprietà dell’Azienda dei Servizi alla Persona (ASP) dei Comuni della Bassa Romagna, che ospita la comunità alloggio “Silvagni”.

L’ASP ha proposto di investire proprie risorse per realizzare una nuova struttura, nel parco adiacente, autonoma e più funzionale alle esigenze del futuro sviluppo dei servizi della CdC.

Questa nuova sede diventerà sempre di più il punto di riferimento per l’assistenza sociosanitaria alle frazioni nord di Lugo, in piena integrazione all’attività della nuova CdC di Lugo, che verrà completata entro l’estate.

Il progetto è funzionale anche allo sviluppo delle attività della comunità alloggio; infatti nei locali che verranno liberati è intenzione dell’ASP ampliare i posti letto della struttura, per migliorare la risposta ai bisogni della popolazione anziana del Distretto di Lugo.

Il protocollo, sottoscritto dal Direttore Generale Tiziano Carradori, dalla Sindaca di Lugo Elena Zannoni e dall’Amministratrice Unica dell’ASP Bassa Romagna Emanuela Giangrandi, prevede che, una volta realizzata la nuova struttura, verranno trasferiti qui tutti i servizi potenziati della CdC; i nuovo locali più spaziosi e funzionali consentiranno, infatti, di integrare gli attuali servizi presenti (Medici di Medicina Generale, Ambulatorio prelievi, Ambulatorio infermieristico/patologia cronica) con l’ambulatorio degli Infermieri di Famiglia e Comunità, l’ambulatorio specialistico e un locale che potrebbe ospitare un ulteriore MMG o altre attività come quella psicologica.

La nuova struttura, di circa 300 mq, sarà realizzata su un unico piano e comporterà un investimento per l’ASP Bassa Romagna di oltre 950mila euro.

Si prevede di avviare il cantiere dopo l’estate 2026; la durata stimata per il lavori è di 12/18 mesi.

“A Voltana diversi anni fa è stato attivato il primo Infermiere di Famiglia e Comunità dell’Ausl Romagna – sottolinea il Direttore Generale, Tiziano Carradori – e oggi, con questo nuovo importante investimento, si da continuità a quel percorso di innovazione dell’assistenza sanitaria che vuole i territori sempre più protagonisti”.

“Il progetto della nuova Casa della Comunità di Voltana rappresenta un importante potenziamento dell'assistenza sociosanitaria territoriale del Comune di Lugo. - sono le parole della Sindaca di Lugo Elena Zannoni - Insieme alla Casa della Comunità nel quartiere Lugo Sud, e in forte integrazione con essa, rappresenterà il punto di riferimento per i principali bisogni di salute dei cittadini lughesi, garantendo risposte integrate grazie all'impegno delle equipe multiprofessionali presenti in queste strutture”.

“ Si tratta di un investimento – aggiunge l' Amministratrice Unica dell’ASP Bassa Romagna Emanuela Giangrandi – voluto dai soci dell’Azienda per perseguire un duplice obiettivo: migliorare la rete dei servizi sociosanitari a servizio delle frazioni nord del Comune di Lugo e potenziare l’assistenza agli anziani della Bassa Romagna grazie ai nuovi posti letto della comunità alloggio che verranno realizzati”.

Alla firma del protocollo d’intesa erano presenti anche la Direttrice del Distretto Sanitario di Lugo, Federica Boschi e la Presidente della Consulta di Voltana, Valeria Monti.

Fonte: Ausl Romagna


Infanzia e adolescenza. Dagli Stati generali di Rimini una spinta alla nuova legge regionale sulla natalità

Generare non significa soltanto far nascere un figlio, ma creare le condizioni perché una nuova vita possa trovare intorno a sé una comunità capace di accoglierla, sostenerla e accompagnarla nel tempo.

È da questa consapevolezza, emersa con forza durante la seconda edizione degli Stati generali dell’Infanzia e dell’adolescenza - che si sono conclusi oggi a Rimini - che arriva una nuova spinta alla legge sulla natalità che la Giunta della Regione Emilia-Romagna sta costruendo insieme all’intergruppo assembleare.

Per tre giorni a Rimini istituzioni, studiosi, operatori sociali, educatori e professionisti si sono confrontati sul tema “Generare: nascere figli, crescere genitori mettendo al centro una domanda che riguarda il futuro dell’intera società: come restituire ai giovani la possibilità concreta di scegliere di costruire una famiglia?

La risposta emersa durante gli Stati generali, che si sono aperti mercoledì 10 giugno con l’intervento del presidente Michele de Pascale, è chiara: contrastare la denatalità significa prima di tutto ricostruire comunità.

“Non è il desiderio di avere figli a mancare. A mancare, troppo spesso, sono le condizioni per poterli accogliere e crescere senza sentirsi soli” ha più volte sottolineato l’assessora a Scuola, Welfare e Politiche per l’Infanzia, Isabella Conti, nel ringraziare tutti i relatori e le relatrici con cui c’è stata grande condivisione e approfondimento. “Ridurre quella distanza- ha affermato- è una responsabilità politica. Servizi educativi accessibili, sostegno alla genitorialità, conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, politiche abitative e comunità inclusive: è da qui che passa la libertà di scegliere. Il compito delle istituzioni è rendere possibile ciò che le persone desiderano davvero”.

L’assessora ha quindi rilanciato il percorso della nuova legge regionale sulla natalità, sull’infanzia e sulla genitorialità.

“Non sarà una legge simbolica- ha ribadito Conti- ma uno strumento concreto capace di mettere in relazione welfare, servizi educativi, salute, scuola, conciliazione vita-lavoro e sostegno alle famiglie. Abbiamo il dovere urgente di ricostruire la comunità. Nessun nucleo familiare può o deve essere un’isola. È da qui che passa la possibilità di contrastare la denatalità e costruire un futuro più forte per l’Emilia-Romagna. Ora è il tempo di agire, insieme a tante e tanti che stanno contribuendo”.

Gli Stati generali di Rimini: alcuni degli interventi

Le giornate riminesi di incontri, dialoghi, lectio magistralis e dibattiti hanno coinvolto alcune delle voci più autorevoli del panorama italiano, insieme a professionisti che ogni giorno lavorano accanto alle famiglie per contrastare l’isolamento e promuovere benessere psicologico e sociale.

Centrale è stato l’intervento di Alessandro Rosina che ha richiamato l’attenzione sul divario tra desiderio e realtà: oltre l’80% dei giovani - ha sottolineato il demografo - immagina di avere figli, ma molti incontrano ostacoli che impediscono di trasformare questo progetto in una scelta concreta.

Da questa considerazione si sono generate quasi tutte le riflessioni, tra cui quelle di autorevoli ospiti internazionali come Anna Rotkirch, professoressa di ricerca in Finlandia, che ha ribadito come “il futuro non si ‘decide’, ma si rende possibile: creando le condizioni sociali, economiche e relazionali perché il desiderio di generare possa trovare spazio”.

“L’essere umano è cresciuto come specie cooperativa, in cui la sopravvivenza e lo sviluppo dei bambini dipendono da reti di cura più ampie del solo legame madre-figlio” ha ribadito, in un collegamento dall’America, Sarah Blaffer Hrdy, professoressa emerita di Antropologia alla University of California, Davis.

Nella sua lectio magistralis, lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini ha sottolineato come “serva una comunità di adulti responsabili che sappia guardare al mondo dei bambini e dei ragazzi con occhi nuovi, capace di generare benessere psicologico e relazionale”.

“Tutto ciò che genera relazioni, ascolto e sostegno reciproco rafforza il tessuto della società”, il monito della sociologa Chiara Saraceno.

Si è affrontato poi il tema delle famiglie plurali con la scrittrice Espérance Hakuzwimana e con lo psicoterapeuta e psicanalista Gian Marco Ciavolino: “Le famiglie contemporanee non sono più riconducibili a un unico modello: si moltiplicano le esperienze, si intrecciano culture, lingue, storie migratorie e percorsi affettivi che ridefiniscono continuamente cosa significhi essere famiglia”.

L’attesa lectio dello psicoterapeuta Alberto Pellai ha evidenziato ancora una volta come dietro al disagio adolescenziale spesso si nasconda una domanda profonda: “chi c’è per me?”. Le nuove sfide educative tra fragilità crescenti e il bisogno di presenza autentica.

La sociologa Sara Nanetti ha messo in luce come le diverse forme di genitorialità non si sviluppano mai in isolamento, ma siano sempre inserite in contesti sociali, economici e culturali che possono sostenerle oppure renderle più fragili. Famiglia, scuola, servizi e comunità costruiscono insieme lo spazio entro cui diventare ed essere genitori oggi.

Sferzante e incisiva la riflessione della giornalista e scrittrice Concita De Gregorio: “Il tema non è dare figli alla patria. Il tema è dare una patria ai figli”.

I video di tutti gli interventi integrali dei relatori saranno disponibili a breve all’indirizzo https://www.regione.emilia-romagna.it/eventi/generare

Fonte: Regione Emilia - Romagna


L’Emilia-Romagna punta alla domiciliarità: per i caregiver investimento da oltre 5 milioni di euro

Potenziare la platea dei caregiver in regione, garantendo maggiori tutele a questa figura che ricopre un ruolo centrale nel sistema di welfare emiliano-romagnolo. L’Emilia-Romagna vuole sostenere queste figure tanto che nel 2025 ha stanziato oltre 5 milioni di euro a loro sostegno.

È quanto è emerso dall’informativa che l’assessora al Welfare Isabella Conti ha svolto nel corso della commissione politiche per la salute presieduta da Gian Carlo Muzzarelli.

Alla luce delle parole di Conti maggioranza e opposizione concordano sul chiedere maggiori tutele per la figura del caregiver, considerata come figura centrale nel sistema di welfare regionale. Opinioni diverse, invece, sulla proposta di legge nazionale avanzata dal Governo: il centrodestra la sostiene, il centrosinistra ne sottolinea i potenziali limiti.

La relazione dell'assessora

“La popolazione emiliano-romagnola sta invecchiando, è quindi fondamentale interrogarsi sulla tenuta del sistema: i caregiver familiari, contribuiscono a garantire la funzionalità della macchina regionale del welfare”, spiega l'assessora al Welfare Isabella Conti che a riprova dell’impegno della Regione ricorda come “l’Emilia-Romagna è stata la prima Regione a riconoscere formalmente la figura del caregiver con una legge del 2014 e nel 2024 abbiamo poi istituito un fondo dedicato al loro sostegno grazia al quale nel 2025 abbiamo investito 3 milioni di euro sul fondo regionale caregiver, che si aggiungono ai 2,3 milioni di risorse nazionali”. Conti è molto critica sulla nuova legge nazionale sui caregiver, in fase di approvazione: “Ci fa fare dei passi indietro: è sbagliato l’obbligo della residenza, così come quello della parentela con l’assistito, è un errore, poi, prevedere vincoli sulle ore di assistenza. In Italia i caregiver arrivano a 8 milioni (in gran parte donne), di cui il 40% presta cura quotidiana all’assistito, 24 ore su 24”.

Fonte: Regione Emilia - Romagna