
In un contesto geopolitico e macroeconomico complesso e mutevole, il Rapporto 2026 del Think Tank “Welfare, Italia” (promosso dal Gruppo Unipol in collaborazione con TEHA Group) fornisce una fotografia accurata delle dinamiche che interessano la protezione sociale nel nostro Paese. Il documento analizza le quattro componenti fondamentali del welfare — Sanità, Politiche Sociali, Previdenza e Istruzione — evidenziando l’urgenza di passare da una logica assistenziale di gestione del presente a una visione di investimento preventivo e abilitante.
1. I numeri chiave e lo sbilanciamento del welfare pubblico
Nel 2024, la spesa pubblica complessiva nei quattro pilastri ha raggiunto i 700,9 miliardi di euro (con una stima di crescita a 715,2 miliardi per il 2026), assorbendo oltre il 63% della spesa pubblica totale.
Nel confronto con i Big-4 europei (Germania, Francia, Spagna) e la media dell’Eurozona, emerge tuttavia una strutturale sperequazione interna:
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Prevalenza della Previdenza: Con il 16,3% del PIL destinato alla previdenza, l’Italia detiene il primato europeo per incidenza di questa voce, la quale assorbe oltre la metà dell’intera spesa di welfare.
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Compressione di Sanità, Sociale e Istruzione: L’Italia registra incidenze sul PIL inferiori alla media Eurozona per quanto riguarda la Sanità (6,6% vs 7,5% Eurozona), le Politiche Sociali (4,8% vs 7,3%) e l’Istruzione (4,0% vs 4,6%).
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Gestione del presente vs Costruzione del futuro: L’88% delle risorse pubbliche per il welfare è assorbito dalla gestione di bisogni già consolidati, mentre solo il 12% è destinato ad azioni “per il futuro” (prevenzione, istruzione, politiche per la famiglia, sostegno all’occupazione), collocando l’Italia al di sotto della media UE (15,4%).
2. Il nodo demografico: “Inverno demografico” e non autosufficienza
Il saldo naturale della popolazione italiana ha registrato nel 2025 un disavanzo di 297 mila unità (355 mila nascite a fronte di 652 mila decessi). Con il 24,7% di over 65 sul totale della popolazione, l’Italia si conferma il Paese più anziano d’Europa.
Entro il 2050, si stimano:
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Una quota di over 65 pari al 34,6% della popolazione.
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Un indice di dipendenza anziani che passerà da 39 a 64 over 65 ogni 100 persone in età lavorativa.
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Una perdita potenziale di 6,8 milioni di persone in età lavorativa.
Questo scenario determina una forte pressione sui servizi di cura e assistenza (Long-Term Care), rendendo indispensabile il potenziamento dei servizi territoriali e domiciliari per la non autosufficienza.
3. Divari territoriali e ruolo del Terzo Settore e della componente privata
Il Welfare Italia Index 2026 — strumento di monitoraggio sintetico sviluppato dal Think Tank su 22 indicatori regionali — conferma il persistere di una forte polarizzazione Nord-Sud:
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Disparità nei servizi: La disponibilità di posti nei servizi educativi per l’infanzia (0-2 anni) oscilla dai 40,4 posti per 100 bambini nel Centro e 37,9 nel Nord, ai soli 19,3 nel Mezzogiorno. Analoga sperequazione si registra nella spesa sociale pro-capite dei Comuni (185€ al Nord contro 111€ al Sud) e nella presenza di strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie.
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Povertà ed esclusione: L’incidenza della povertà assoluta si attesta al 12,5% nel Mezzogiorno (contro l’8,8% al Nord). In regioni come Calabria, Sicilia e Campania, oltre il 40% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale.
In questo contesto, il welfare integrato privato e il Terzo Settore agiscono come infrastruttura fondamentale di coesione:
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La filiera estesa del welfare: Coinvolge oltre 458 mila enti e imprese pubblici, privati e no-profit, occupando 5,1 milioni di lavoratori e 4,7 milioni di volontari, per un valore della produzione di circa 374 miliardi di euro.
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Il Terzo Settore: Le oltre 368 mila istituzioni no-profit (di cui circa 35 mila operanti nell’assistenza sociale e 12 mila nella sanità) generano circa 100 miliardi di euro di valore della produzione, raggiungendo 14 milioni di cittadini. Il documento sottolinea il valore dell’amministrazione condivisa (co-programmazione e co-progettazione) per valorizzare queste realtà come partner strategici della P.A. e non come meri esecutori.
4. Le “Nuove Economie del Welfare”: Longevity Economy e Youth Economy
Il Rapporto analizza il cambiamento demografico non solo come fattore di costo, ma come opportunità di sviluppo per filiere dedicate:
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Longevity Economy (Over 65): Genera in Italia 130,7 miliardi di euro di ricavi e 38,5 miliardi di Valore Aggiunto, impiegando circa 586 mila lavoratori. Raggruppa sia le prestazioni di welfare e salute (sanità, filiera farmaceutica, Long-Term Care, ausili), sia le attività legate ai consumi, all’autonomia e al tempo libero della popolazione senior.
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Youth Economy (Under 35): Genera 114,9 miliardi di euro di ricavi e 40,7 miliardi di Valore Aggiunto, occupando oltre 653 mila lavoratori. Comprende la filiera della formazione e competenze, le politiche per il lavoro, le soluzioni per l’housing e l’autonomia abitativa, i servizi per la salute mentale e l’inclusione sociale.
5. Indicazioni di Policy e prospettive per le ASP
Alla luce delle evidenze del Rapporto 2026, la sostenibilità del sistema dei servizi richiede di accelerare l’attuazione di strategie integrate:
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Strategia Nazionale per la Longevity Economy e la Long-Term Care: Strutturare coperture dedicate per la non autosufficienza (anche integrando risorse pubbliche, sanità integrativa e welfare aziendale) e consolidare reti territoriali e domiciliari capaci di ridurre i ricoveri impropri.
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Strategia Nazionale per la Youth Economy e la Genitorialità: Sostenere la continuità lavorativa delle madri (azzerando il fenomeno del child penalty), potenziare la rete degli asili nido e favorire l’emancipazione dei giovani.
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Piena attuazione dell’Amministrazione Condivisa: Passare da una logica di appalto al minor costo a modelli di partenariato stabile e di co-progettazione con gli Enti del Terzo Settore e le Aziende di Servizio alla Persona, per garantire capillarità, flessibilità e risposte adeguate ai contesti locali.
Per consultare il Rapporto completo clicca qui
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