Invecchiare nell’Italia della longevità: il raddoppio delle fragilità interroga il sistema di welfare


L’Italia si conferma il Paese più vecchio d’Europa, ma dietro la retorica dell’invecchiamento attivo emerge una realtà complessa: in vent’anni la percezione della fragilità quotidiana tra gli over 65 è raddoppiata, passando dal 18,3% al 36,6%. Il nuovo rapporto Censis ridisegna i confini della terza età e lancia una sfida cruciale ai sistemi di protezione sociale locali e regionali.

Quasi 15 milioni di persone, pari al 25,1% della popolazione nazionale. È questo l’identikit numerico del “popolo dei longevi” in Italia oggi, un segmento destinato a crescere vertiginosamente fino a raggiungere il 34,6% del totale entro il 2050. Tuttavia, il dato più eclatante che emerge dall’ultimo rapporto del Censis, intitolato “Invecchiare nell’Italia della longevità. Come costruire un Paese a misura di anziani”, non riguarda solo la quantità degli anni guadagnati, ma la profonda trasformazione della qualità della vita e dei bisogni assistenziali.

Il boom delle fragilità: autosufficienza in calo

I dati longitudinali offerti dal Censis mostrano una netta flessione nella percezione del proprio stato di autonomia. Se nel 2006 il 78,8% degli anziani si definiva “totalmente autosufficiente”, oggi tale quota è scesa al 62,0%. Di converso, cresce l’area della cosiddetta “vulnerabilità intermedia”: il 36,6% degli over 65 dichiara di aver bisogno di aiuto nella vita di tutti i giorni, pur non trovandosi in una condizione di totale non autosufficienza (che interessa l’1,4% del campione). Nel dettaglio, il 31,7% necessita di un supporto occasionale e il 4,9% sperimenta difficoltà frequenti nelle attività quotidiane.

Quando inizia la vecchiaia? La perdita dell’autonomia come vera soglia

Il Censis scardina i vecchi parametri anagrafici. La soglia dei 65 anni è ormai percepita come un mero dato burocratico. Per gli intervistati, la vecchiaia inizia mediamente a 76,7 anni. Ma a fare da vero spartiacque non è l’età cronologica, bensì la perdita dell’autosufficienza, indicata dal 69,4% come il vero segnale d’ingresso nella terza età. Seguono la perdita di amici e coetanei (24,9%) e del coniuge (22,3%), mentre eventi tradizionali come il pensionamento (8,0%) o la nascita dei nipoti (4,2%) hanno ormai un impatto psicologico marginale.

La solitudine e l’isolamento logistico

Un altro fronte critico per le politiche di welfare di prossimità è l’isolamento sociale. Il 62,3% degli anziani dichiara di sentirsi solo almeno occasionalmente (l’8,9% sperimenta questa condizione “sempre o spesso”). Attualmente il 29,5% degli over 65 vive in una famiglia unipersonale, una percentuale che si impenna al 37,0% tra gli over 75 e sfiora il 50% (49,9%) tra chi ha superato gli 85 anni. Un anziano su due, nelle fasce più avanzate, vive in totale solitudine domestica, privo del supporto di un caregiver convivente.

Il paradosso socio-economico: più ricchi ma più scoperti

Dal punto di vista economico, il rapporto delinea un quadro controintuitivo: gli anziani rappresentano oggi l’unica fascia generazionale con una ricchezza patrimoniale e reddituale in crescita negli ultimi vent’anni, a fronte del drammatico impoverimento degli under 35. Questa disponibilità si traduce in un welfare informale insostituibile: il 36,4% dei longevi sostiene economicamente figli e nipoti. Inoltre, 3,2 milioni di nonni si occupano regolarmente della cura dei bambini, colmando le storiche carenze degli asili nido pubblici.

Tuttavia, a questa solidità finanziaria fa da contraltare il progressivo arretramento della sanità e del welfare pubblico. La paura principale dell’82,8% degli anziani è proprio quella di dover dipendere dagli altri, superando di gran lunga il timore della morte (33,5%). Non conta tanto la durata della vita, quanto la sua qualità: solo il 16,5% degli italiani dichiara di essere interessato a vivere fino a 120 anni se questo comporta la perdita della propria autonomia.

Quale futuro per i servizi territoriali? La risposta di AspER

Le evidenze del Censis confermano la necessità di superare la dicotomia tra “invecchiamento attivo” e “gestione della non autosufficienza grave”. Esiste una vastissima area grigia di fragilità parziale che richiede un’infrastrutturazione sociale diffusa. Il potenziamento dell’assistenza domiciliare, lo sviluppo di modelli di collaborative housing e la digitalizzazione dei servizi di prossimità diventano le uniche risposte sostenibili. Per il portale AspER e le aziende di servizio pubblico dell’Emilia-Romagna, questi dati rappresentano una vera e propria bussola strategica per co-progettare il welfare del futuro.

Per approfondire ulteriormente le dinamiche della presentazione istituzionale e ascoltare gli interventi degli esperti, è possibile seguire la sintesi visiva dell’evento direttamente nel Video della presentazione del Rapporto Censis, che illustra nel dettaglio i grafici e le proiezioni demografiche discussi a Roma.

 


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